Facebook il social network cambia l’algoritmo per favorire i post di amici e familiari - Giovanni Archetti

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Facebook: il social network cambia l’algoritmo per favorire i post di amici e familiari

Facebook ha annunciato, con un post del suo fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg e un intervento del numero uno del News Feed Adam Mosseri, una sostanziale modifica dell’algoritmo. Quando facciamo scorrere il polpastrello sullo schermo dello smartphone o consultiamo la pagina dal computer da scrivania vedremo soprattutto aggiornamenti di amici e familiari o aggiornamenti ritenuti rilevanti per noi in base alle «interazioni significative» dei nostri amici e familiari a scapito dei post delle pagine di giornali o aziende. O meglio, le pagine cui abbiamo concesso il pollice alto e quelle in grado di entrare in conversazioni di nostro potenziale interesse avranno (maggiore? esclusiva?) possibilità di raggiungerci quando diffonderanno contenuti commentati e dibattuti dalla nostra cerchia. E quando investiranno in pubblicità, ovviamente. Facebook valuta le interazioni già attive e proverà anche a prevedere quali esternazioni sono destinate a generare dibattito, dando loro priorità.

Oggi la piattaforma da due miliardi di utenti ha confermato le intenzioni già manifestate con le ultime modifiche alla sua formula — la prima virata decisa in questa direzione è dell’aprile del 2016 — per tornare anche a stimolare la condivisione e la consultazione di momenti personali. Nonostante nel post di annuncio della novità, infarcito di mea culpa come tutti gli interventi recenti e successivi a quella perdita di fiducia nei confronti dei colossi della Silicon Valley definita «techlash» dall’Economist, Zuckerberg abbia dichiarato di attendersi «una riduzione del tempo trascorso sulla piattaforma» è chiaro che il fine ultimo sia continuare ad avere un pianeta sempre più popolato, attivo e ricco. Il successo di Snapchat e Instagram, con il secondo che ha copiato e inghiottito il primo, fra i più giovani ha confermato la voglia di raccontare e scoprire il proprio e altrui quotidiano in un ambiente pulito e di cui si ha il controllo. Più racconti di te, più dati personali utili alla profilazione e alla monetizzazione fornisci.

Non solo, Facebook è impegnato dal novembre del 2016 — quando Donald Trump ha vinto le elezioni americane — sul duplice fonte della reazione alle accuse di diffondere fake news e hate speech e della costante evoluzione del suo prodotto, che con il lancio della piattaforma Watch per i video, l'acquisto di diritti di march sportivi, l'irrobustimento degli Instant articles, la spinta ai video in diretta e gli accordi con le case discografiche spinge verso una consultazione destinata a esaurirsi nel suo recinto. E a essere quindi, in qualche modo, filtrata. Servirà ad abbattere la circolazione di materiale sconveniente? Snaturerà la piattaforma? Sarà il tempo a dirlo. Intanto la novità odierna ci dice che ciò che ci verrà proposto da fonti terze professionali — i giornali o i produttori di video in Watch, ad esempio — verrà considerato rilevante solo se è entrato nell'orbita della nostra cerchia. La consultazione passiva «anche se divertente o informativa» non è più tollerata. Se non lo commenti o non è stato commentato, insomma, non esiste. Parola di Mark Zuckerberg.
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